La situazione sentimentale prima di Facebook

La situazione sentimentale prima di Facebook

Il miglior breakdown di Cafè Society di Woody Allen risponde a una domanda a sorpresa: cosa c'entra Facebook con Laura Palmer e i vampiri di Twilight?

4 Ottobre 2016

E niente. Indovinate un po'? Dei generici anni '30 a metà tra New York e Hollywood. No, non in senso geograficamente letterale, altrimenti avremmo risparmiato fiato e detto semplicemente "Oklahoma City": nel senso che è ambientato in parte nella Grande Mela e in parte nella Mecca del cinema.

Un giovane Zuckerberg un po' spiantato si butta all'avventura trasferendosi da una costa all'altra del Nord America in cerca di fortuna. E già qui bisognerebbe ammettere che se per caso qualcuno gli avesse prospettato tutta quella storia della new economy e delle startup magari avrebbe lasciato perdere Beverly Hills per una più pittoresca San Francisco dove fondare Facebook e diventare miliardario e noi ci saremmo risparmiato l'ennesimo film di Woody Allen sull'alta società americana a cavallo tra le due guerre.

Ma questa è un'altra storia.

L'intenzione del giovane Mark (che qui inspiegabilmente — forse per vergogna — si fa chiamare Bobby) è quella di arrivare sulla West Coast senza un ben preciso piano, se non quello di bussare alla porta dello zio ed elemosinare in ginocchio un qualsiasi lavoro. Lo zio è il tizio di 40 anni vergine, che nel frattempo ha abbondantemente superato i quarant'anni e anche quella forma di sindrome prepuberale che lo aveva lasciato illibato fino a tarda età. O almeno è quello che la sceneggiatura lascia intendere, visto che qui lo troviamo più o meno felicemente sposato con Laura Palmer (una che, come ben sappiamo, difficilmente si lascerebbe incastrare da uno senza prima portarlo a letto).

Quasi subito la trama vira verso quel limbo che sta a metà tra Beautiful e un romanzo Harmony.

Comunque.

Steve Carrel, nei panni di un facoltoso agente di star del cinema, accoglie il nipote di malavoglia, lasciandogli le briciole di pochi lavoretti da quattro soldi e affidandolo alla sua segretaria con il compito ufficiale di fargli conoscere la città, ma con la reale intenzione di averlo il meno possibile tra i piedi. La segretaria è l'emaciata protagonista di Twilight che in questa occasione — con meno cerone sul viso, liberata dall'immaginario dark e agghindata con vestitini corti, leggeri e amabilmente fioriti — fa tutta un'altra figura (anche se le sue naturali occhiaie a tratti prendono il sopravvento sia sul talento della truccatrice che sugli espedienti del direttore della fotografia e lasciano intravedere la sua innata tendenza di potenziale succhiasangue). Manco a dirlo il futuro uomo più ricco del mondo si innamora perdutamente di questa versione pop di Kristen Stewart ma — "manco a dirlo" l'abbiamo già detto? — purtroppo il cuore di lei è già promesso a un altro.

«Robert Pattinson!» diranno i miei piccoli lettori emo.

E invece no, perché a questo punto la trama vira inaspettatamente più su un lato che sta a metà tra Beautiful e un romanzo Harmony.

La bella segretaria ha ovviamente perso la testa per il suo principale: lo zio di cui sopra, noto un tempo come studente fuori corso in materia di primi rapporti sessuali. Messa di fronte al bivio delle sue responsabilità la deliziosa moretta si dimostra povera di visione e totalmente a digiuno di web 2.0, non intuisce le potenzialità del giovanotto pel di carota e sceglie — manco a dirlo (reprise) — il vecchio riccone hollywoodiano.

Questo è il momento di vera epiphany di tutto il film: da un lato l'ex quarantenne vergine, spinto dalla inesorabile forza della banalità, lascia la moglie per la segretaria (Laura Palmer non la prende bene e tutti sappiamo poi la fine che farà), mentre il povero Mark/Bobby capisce che dovrà aggiungere al suo prototipo di community per farsi i cazzi degli altri la voce "I'm in a complicated relationship" e decide di tornarsene con la coda tra le gambe a New York, dove sposerà e metterà incinta la venerabile bionda di Gossip Girl.

Dice: e poi? Poi basta.

Il film finisce qui e il resto è storia dei nostri giorni, visto che è ormai arcinoto a tutti come poi si sono evolute le cose: qualche anno dopo arriverà un fascinoso vampiro a sparigliare di nuovo le carte in tavola, rompendo ognuno di questi delicati equilibri sentimentali e riportando tutte queste storie sui binari ben più consoni a uno storytelling attuale che tutti conosciamo a menadito, permettendoci così di arrivare a oggi con l'illusione che serva a qualcosa lamentarci sui social network dell'ultimo film di Woody Allen, sostenendo che fa meno ridere di 40 anni vergine, ha una trama banale basata per lo più su corna vere o presunte come Gossip Girl e concludendo che è meglio lasciar perdere e aspettare con ansia (ma estremamente) fiduciosi il sequel di Twin Peaks.

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