Una contessa gotica in fila per il casting della beatitudine: l'ultimo disco di Allie X è luccicante, infestato e ambizioso. Forse anche troppo.
20 Novembre 2025
Ancor prima che si sveli una nota, ovvero nell'esatto momento in cui il vago rimbombo della synthwave scura, claustrofobica e sexy di Girl With No Face si scontra con un titolo come Happiness Is Going to Get You, inizi a sentire puzza di bruciato. Anche a volerla vedere come un fantasma che ti rincorre per agguantarti alle spalle (la felicità, dico), il sospetto che qualcosa sia successo, nel frattempo, rimane. Nel senso, va bene che l'ottimismo è il sale della vita, ma a cambiare dieta così di botto bisogna stare attenti alla pressione arteriosa.
L'ascolto conferma il presentimento. La nuova fatica di Allie X è un'audace casa degli specchi dove l'artista stessa finisce per specchiarsi forse più a lungo del dovuto. Luccicante, barocca, vagamente infestata — non esattamente labirintica, ma l'impressione di sentirti a tratti perso tra i tuoi (e soprattutto suoi) stessi riflessi è sempre dietro l'angolo. In soldoni: l'idea di fornire una realtà aumentata di sé, musicalmente parlando, che vada oltre quanto già sperimentato (sempre nel campo largo del pop stiamo, sia chiaro — "massimalista", tronfierebbero quelli bravi, "radical chic", abbaierebbero quelli diffidenti) è sulla carta un volo affascinante, non fosse che mica sempre atterra da qualche parte.
La musicista canadese, per l'occasione, introduce un suo alter-ego retrofuturista, giusto per dare al tutto quel sapore teatrale che in questi casi non guasta mai, continuando così una moda abbastanza in auge di recente: rispolverare il concept per dare rinnovata dignità al formato album, ultimamente bullizzato male da quelle sanguisughe di singoli streamma e getta. Il risultato è una favoletta gotica (a tal proposito guardate la copertina del disco o i video usciti finora, dove la signorina Hughes si presenta come una Lady Gaga in fila al casting per la parte di Gary Oldman nel Dracula di Bram Stoker) vista attraverso una palla stroboscopica. Momenti quieti al pianoforte che sfumano in una ricca abbondanza di synth sovrapposti, ma anche clavicembali e arpe che provano a convivere con beat dritti come un tempo. Siamo di fronte a un'irrisolvibile lotta tra sincerità e apparenza, contenuto e stile: una grandeur malinconica in cui però il nucleo emotivo ammicca più al concettuale che al viscerale e la transizione (obiettivamente ben bilanciata nella tracklist) tra nostalgie di elettronica sintetica e fughe in avanti verso un pop ripulito a bella posta può stridere — a orecchie più insofferenti di altre — non poco.
È come se a questo giro Allie X stesse cercando di afferrare diverse versioni di se stessa. Forse troppe, tutte insieme. Uno di quei casi in cui in genere si parla di lavoro "ambizioso", lasciando al gusto personale di chi ascolta la libertà di aggiungere sottovoce: "Sì, ma anche meno".