Nel boschetto della vostra fantasia

Nel boschetto della vostra fantasia

Uno psicotico antidepressivo a base di Flaming Lips, per attenuare lo shock da rientro nel confronto con la vita quotidiana, perché se la realtà è quella che è allora è tempo di farsi un viaggio.

21 Febbraio 2017

Vi ricordate quella vecchia pubblicità di una nota compagnia di navigazione italiana dedicata all'attività crocieristica? No, non l'ultima con Shakira, quella di qualche anno fa, dove la gente tornata dalle vacanze faticava a riprendere il solito tran-tran quotidiano e all'improvviso scoppiava a piangere senza un'apparente motivo. Ecco. Se sta succedendo anche a voi e — nel caso specifico — la vacanza da cui siete appena rientrati era a Amsterdam, questa è la pillola che fa al caso vostro.

Una pill per combattere la crisi di astinenza e tornare a vedere i draghi verdi che si arrampicano sulle pareti della camera, per parlare con il vostro capo convinti di star giocando a Pictionary con una giraffa rosa e timbrare il cartellino con l'entusiasmo con cui calereste un pocker d'assi nei peggiori bar di Alpha Centauri. Una pastiglietta sonora per chi sentiva le voci e ora ha paura di esser diventato sordo, per chi vedeva le cose e ora teme la cataratta, per chi si è ritrovato nel piatto una bella porzione di neuroni al dente ma li aveva chiesti ben bruciati.

Un mixtape saltato in padella con funghetti, delirio e psichedelia bio, il cui principio attivo — altamente allucinogeno, ci mancherebbe — altri non potevano essere che i Flaming Lips dell'altamente allucinato Wayne Coyne, usciti da poche settimane con la loro ultima fatica sulla lunga distanza (quando uso questa espressioni da critico musicale mi passa tutto un brivido lunghissimo dalla base del collo all'osso sacro — se succede anche a voi, perdonatemi) Oczy Mlody, un album più o meno allucinante come i suoi predecessori che vale almeno un ascolto, giusto per decidere se eleggerlo a disco dell'anno o buttarlo nell'umido insieme alla testa del branzino all'acqua pazza.

The Flaming Lips band

Un fottìo di animaletti un po' matti

Una playlist che è come la vecchia fattoria dello zio Tobia ma più indie, piena di bestie meno mainstream di galline e mucche: una festa di compleanno nella stalla, messa su a suon di costumi, palloncini e marionette scoordinate, a cui sono stati invitati un sacco di animali (Animal Collective e Super Furry Animals) con una predilezione per due specie particolarmente cazzare e cazzone (ogni riferimento a doppi sensi priapici è puramente casuale) come gli ursidi (Grizzly e Panda Bear) e cervidi (Deerhoof e Deerhunter), entrambe use all'abuso di sostanze (forse non tutti conoscono le proprietà allucinogene del bambù, ma nessuno avrà dubbi sul fatto che ad esempio le renne, convinte di lavorare per Babbo Natale insieme a una banda di elfi e di poter volare legate a una slitta carica di Playstation 4 e iPhone 7 Plus, qualcosa di davvero buono lo devono prendere sicuramente e soprattutto quotidianamente).

Dopotutto, non è un caso se i Flaming Lips sono stati inseriti da Q Magazine nella sua speciale classifica 50 Bands to See Before You Die. Se poi quel "see" avesse un significato letterale (che implica assistere fisicamente a un evento) o uno più sottilmente metaforico (che prevede farsi un viaggio senza meta nella propria testa comodamente seduti sul divano di casa affogati nel proprio vomito), questo è ancora tutto da valutare.

Comunque, se avete intenzione di crepare senza concedervi il lusso di cui, buttate giù questo pasticcone colorato e buon divertimento. Magari non sarà come godersi i Flaming Lipsa dal vivo, ma qualcosa di assurdo lo vedrete di sicuro.

Note a margine
Questa pillola antidepressiva (ma molto psicotica) era stata originariamente sintetizzata nei laboratori di pilltapes.com e resa disponibile gratuitamente al grande pubblico sull'omonimo sito, dove ha salvato numerose vite prima che il boicottaggio messo su da Big Pharma a livello internazionale portasse alla chiusura del dominio e a un maxi-sequestro di pasticche musicali, poi scaraventate giù per il cesso della questura avendo cura di tirare più volte lo sciacquone. La riportiamo anche qui per questioni di sanità pubblica, completezza e perché Spineless è come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria di una band che dei viaggi nel senso di trip ne ha fatto una ragione di vita psichedelica.
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