Top secret

Top secret

Di nuovo Cerini alla ribalta. Quella volta che Cosimo non c'era e lui prese possesso del bancone del bar per mettere in mostra la sua dote migliore: far scappare, frustrati, i clienti occasionali.

3 Novembre 2008

Non lo so. Sarà che è un po' di tempo che non trovo più segreti da mantenere. Sarà che i segreti vanno inventati (questo lo sanno anche i bambini, anzi, soprattutto i bambini) e per inventar le cose ci vuol tempo, e soprattutto qualcuno per cui valga la pena inventarle. Sarà che non c'è il mare a Praga, o se c'è, è un segreto così bello che nessuno ha ancora avuto il coraggio di raccontarmelo.

Sarà. Però ripensavo a quella mattina che Cosimo non c'era.

Cosimo era il padrone del bar giù di sotto, quando ancora i bar eran come pezzi di DNA e si tramandavano di padre in figlio, quando ancora i bar erano di qualcuno ed entrandoci potevi prenderti la libertà di sentirsi un ospite, quando ancora potevi dire "vado da Cosimo" ed era chiaro che andavi al torneo di tressètte eppure era come dire "vado a cena dal vicino".

Mica come ora che i bar cambian gesione ogni due per tre e non c'è mai verso di trovarci le stesse facce — o comunque, le poche volte che succede, son facce che non ti piaccion per niente perché non ti dicono niente. Mica come ora che il padrone del bar al massimo è un gestore, sul suo viso campeggia una scritta enorme «Perché lo faccio? Non vedi che io non ci vorrei stare qui?» e l'unica cosa che ti viene da dirgli è «Salve, lei è il nuovo commesso?».

Chi l'ha visto?

Insomma quella mattina Cosimo non c'era. Il bar era aperto, ma Cosimo non c'era. Spingevi la porta, quella pesante con il vetro spesso e con su le tre lettere magiche "BAR" (che eran tempi quelli, che si dicevan le cose come stavano, e le porte dei bar recitavano "BAR", mica "lounge-cafè", "brunch-room" o "psychofunky-breakfastspace") ma poi dentro, dietro al bancone, non c'era nessuno, se non il grembiule di Cosimo (quello bianco con su scritto in blu "Amaro Ramazzotti") appeso a un chiodo.

Guardarsi intorno e veder che oltra al grembiule in giro c'era solo Cerini, seduto al tavolo a leggere la Gazzetta, con la sua pinta di Fernèt già a metà e il posacenere pieno di mozziconi degli altri ben posizionato sotto il naso.

  • Che è successo?

Ci ho fatto allora io subito, un po' allarmato, mentre pulivo il filtro della moka da sei prima di metterla sul fuoco. Che io son uno che ancora ci piace più il caffè della moka del caffè da bar quello fatto con l'apposita macchinetta: son uno che non ce la fa mica a star al passo con i tempi, io, e allora Cosimo provava a darmi una mano — a stare al passo coi tempi, dico — lasciandomi ogni mattina la moka pronta per esser scaldata sul fornellino da campeggio che teneva all'uopo nascosto sotto il ripiano delle paste. Così, secondo una sua personale ma condivisibilissima teoria, essendo quello l'unico bar con la moka, per me il caffè da bar era esattamente quello della moka «e in culo anche ai tempi», come diceva poi lui ogni volta, sorridendomi sotto i baffi appena si sentiva quel borbottio inconfondibile e tutte le brioches venivano indondate da un aroma che i clienti non si son mai spiegati come.

Per dire, pensa te che tempi son questi: c'è gente che non sa nemmeno più cosa significa "all'uopo". Anzi, addirittura c'è uno di Castelfiorentino, un certo Pascucci, che non mi parla più da quella volta che mi ha sentito dirlo — "all'uopo", intendo — ma non divaghiamo.

Cerini allora mi ha guardato con la faccia di un uccello pikka quando gli atterra vicino un'astronave aliena proveniente da un altro mondo.

Per capirsi: ci son dei momenti nella vita che succedon delle cose che di colpo tutti si fermano, ogni attività viene interrotta e all'unisono ci si volta a guardare sbalorditi quello che è successo. Stupore, si chiama. Ecco: in genere gli uccelli pikka — per chi è interessato vivono su Lamuella, un pianeta dove in genere non succede mai niente e poi continua a non succedere niente — non si stupiscono. O meglio, si stupiscono per cose diverse, che «lo stupore è relativo», come si legge a pagina 13 di quel fantastico libro che è Ohhh! Piccolo bignami per non perdere il vizio — il vizio di stupirsi, s'intende — del prof. Primo Occhigrandi, docente di illusioni ottiche all'università di Gardaland. Mi spiego: una comunissima foglia posata inaspettatamente dal vento su una pietra li fa svolazzare via in preda al panico — gli uccelli pikka, dico — ed è risaputo che ogni mattina l'alba li coglie sempre alla sprovvista, ma — giusto per non cambiare esempio che altrimenti poi si perde il filo del discorso — l'arrivo di un'astronave aliena proveniente da un altro mondo non riesce ad attrarre minimamente la loro attenzione, così che continuano a fare "ark", "rit" e "huk" mentre beccano semi in terra oppure a fare "rik”, "kar" e "rhu" quando vedono robe — Dio sa cosa — che gli altri non vedono.

Insomma, Cerini, per niente stupito, ha detto:

  • Che intendi? Non è successo niente.
  • Ma come niente? Dov'è Cosimo?

Ho chiesto allora io, cercando con gli occhi una foglia da far cadere su una pietra o un'alba da far apparire all'improvviso per attirare la sua attenzione.

  • Non lo so.

Così, punto. Che Cerini, ci vuol pazienza.

Un segreto

Allora ho preso una tazzina a caso (e casulamente, come vuole la legge di Murphy — Murphy è sempre lui, uno che dice che nella vita ci vuole sfiga altrimenti che gusto c'è — mi è capitata quella con su Hallo Kitty in versione flesh-fetish) mi son versato (in parte addosso) il caffè e acceso una sigaretta sul gas del fornellino prima di spegnerlo; poi mi son diretto verso il tavolo, mi son seduto, ho spostato il posacenere vicino a me, ho girato la Gazzetta nella mia direzione, l'ho sfogliata un po' e quindi ho alzato lo sguardo, lo sguardo di uno che sta per iniziare una conversazione sul tema "bel campionato di merda che sta facendo la Juve quest'anno, eh?".

Così, punto. Interrogativo, però.

  • Cioè, è un segreto.

Ha fatto allora Cerini.

  • Fammi capire: non lo sai o è un segreto?
  • Perché? Fa differenza per te? Non avresti una risposta comunque.

Cristo.

Io Cerini ormai lo dovrei sapere, eppure ancora ci casco, nella tentazione di provarci, farci un discorso normale con Cerini, dirci che magari non c'è niente di sbagliato se tutte le mattine arriva l'alba, che le foglie cadono ma lo fanno involontariamente, e spesso, per non dar fastidio, lo fanno pure senza far rumore, che c'è differenza eccome, tra non saperla, una cosa, e sapere che è un segreto.

  • Chiaro che fa differenza: se è un segreto me ne faccio una ragione e provo a tranquillizzarmi, se invece non lo sai non credi che sarebbe il caso di andarlo a cercare?

Non mi ha mica risposto, Cerini.

Poi Cosimo — questo va detto subito per sfatare il mito che qui si stia cercando di creare una suspense, che qui non siam mica scrittori seri che creiam le suspense, ci mancherebbe, qui non sappiam nemmeno come si fa, crear una suspense — la mattina dopo era di nuovo lì, dietro il bancone al suo posto come se nulla fosse, o almeno come se nulla fosse successo, con i baffi, il grembiule e tutto il resto, e nessuno ha mai scoperto dove fosse finito quella mattina, così che la cosa si è rivelata, come tutti i segreti che si rispettino, un vero segreto.

Un cliente occasionale

Non mi ha risposto, insomma. Che la vita (questo è matematico: concorda anche Cerini, figurarsi), la vita è sceneggiata bene, magari in maniera un po' scolastica, ma secondo tutti i crismi di una sceneggiatura degna di questo nome, e allora sul più bello c'è sempre qualcosa che non va come vorresti.

Nel momento in questione per esempio, io volevo una risposta, mica un cliente che entrava nel bar. Un cliente di quelli occasionali, di quei clienti che entrano nei bar e hanno la pretesa che di là dal bancone ci sia qualcuno, qualcuno a cui ordinare bruscamente qualcosa e a cui poi chiedere un prezzo e lasciare due spiccioli prima di andarsene senza salutare. Mica come noi che al bar ci si stava di casa, ci si serviva da soli e poi le monete si lasciavan senza problemi nella tasca del grembiule, fosse quello attaccato a un chiodo o alle spalle di Cosimo.

Io volevo una risposta e invece ho visto Cerini alzarsi, andar dietro il bancone (che quei clienti lì li conosce anche lui) e dir qualcosa come:

  • Buongiorno, in cosa posso esserle utile?

Maledetta vita, maledette sceneggiature, che ti rovinan pure i segreti, ho pensato guardando, senza leggerli, i titoli della pagina del rugby. Mi son distratto insomma, e mi son perso la prima parte di un dialogo che, col famoso senno di poi (il senno di poi è una roba che arriva sempre troppo tardi, quando le cose son già successe: un po' come la polizia, ma più simpatico) forse sarebbe stato utile inserire, al posto di tutte quelle fregnacce sui cocktail acrobatici, in ogni Manuale del perfetto barman della galassia.

  • Non potrebba parlare un po' più forte? Non ho capito il prezzo.

È stata questa frase qui, detta a voce un po' più alta e già spazientita, a riportarmi non solo, come si suol dire ormai dai tempi dell'invenzione del teletrasporto, sulla terra, ma per la precisione dentro il bar di Cosimo. Senza Cosimo però.

  • Se vuole il Bacardi Breezer lo beva e basta, il prezzo è un segreto.

Ci ha risposto Cerini pulendo il bancone con lo strofinaccio.

  • Come sarebbe a dire un segreto? Li vendono all'Esselunga, nove euro novantanove la confezione da sei: con quella confezione mi danno anche il cartoncino con gli ingredienti, la percentuale di alcool e la tabella del tasso alcolemici in base al sesso e alla corporatura. A proposito, qua dentro non la vedo, ma stia sicuro che appena andiam al governo noi obbligheremo a esporla per legge.

Lì mi sono intromesso io, da lontano:

  • Forse voleva dire "per decreto-legge"… ma comunque, a parte che se beve il Bacardi Breezer più che della tabella con i tassi alcolemici avrebbe bisogno del risultato delle analisi per il diabete, e in ogni caso qua non serve: qua al bar ci si viene a piedi, qua diciamo "vado giù al bar" proprio perché per andare al bar scendiamo le scale usciamo di casa attraversiamo la strada ed entriamo nel bar. Me lo ricordo ancora Agnolotti, l'ultimo che prese la macchina per venir qua… uscì dal garage fece manovra ed era già arrivato. Poi però tornò subito a casa perché non c'era parcheggio… ma non nel senso che tutti i parcheggi erano occupati, nel senso che non c'era proprio il paracheggio, ma solo due panchine per sedersi a guardar le macchine che passano senza fermarsi a parcheggiare.

Io che quella storia delle tabelle non mi era ancora andata giù, che eran tabelle che non ci si capiva una mazza nemmeno da sobri, figurarsi da ubriachi, roba che ci voleva il commercialista, maledette tabelle da dilettanti che il Fernèt tra l'altro non c'è nemmeno segnato, tra l'altro.

  • Ma lei cosa vuole? sto parlando con il padrone, qua… e spenga quella sigaretta, che vedrà poi, quando arriviam noi, se lo scorda di fumare nei locali pubblici.

Io allora ho fatto col fumo una nuvoletta a forma di dito medio alzato e mi son rimesso a guardare i titoli della Gazzetta: maledetti divieti, pensavo, maledetti locali pubblici che poi questo non è mica un locale pubblico è il bar di Cosimo e speriamo lo rimanga anche quando arrivan loro, mi son detto tutto d'un fiato senza le virgole (chissà se si poteva dire "tutto d'un fiato anche per i pensieri", io speravo di sì, che si poteva dire) e così mi son distratto ancora.

Però là al bancone la cosa si stava animando:

  • Insomma se vado all'Esselunga ne trovo a pacchi di questa roba e quanto costa c'è scritto sopra grande e grosso.
  • Lei però non è andato all'Esselunga ed è venuto qua, perché?
  • Perché, perché. Le domande le faccio io qui: sono io che apro il portafoglio.

Cerini si è fermato un attimo, ha allineato la scatola dei boeri con quella delle liquirizie Goleador e poi ci ha spiegato a bassa voce, con il tono di uno che sa che l'altro non avrebbe capito:

  • Il portafoglio lo apre, ma non chiude a sufficienza gli occhi, sennò avrebbe già la sua risposta.
  • E cioè?
  • Non gliela posso dire: è un segreto.

Io una faccia che era l'esatto misto tra incredulità e rassegnazione come quella non l'avevo mai vista (ma solo perché non avevo mai avuto occasione di vedermi allo specchio le prime volte che parlavo con Cerini).

  • Guardi la questione è molto semplice: sono in viaggio da due ore, si è rotta l'aria condizionata del SUV, sto morendo di sete e quindi vorrei un Bacardi Breezer, fresco e a un prezzo ragionevole, se possibile. E anche in fretta, visto che son stato costretto a fermare la macchina in divieto di sosta perché qua, come diceva poc'anzi mister Pall Mall rosse là al tavolo, di un parcheggio nemmeno l'ombra.
  • Cercava l'ombra di un parcheggio per ripararsi dal sole? Lo dico sempre anche io, sa? Quando delle cose non c'è nemmeno l'ombra tocca abbronzarsi… a proposito, lo sapeva che da queste parti c'era uno che per accendersi le sigarette…
  • Dio mio, no: cercavo l'ombra di un parcheggio per parcheggiare, e delle sue abitudini o delle sue storielle non me ne frega niente. Voglio soltanto bere qualcosa e andarmene.

Cerini ha preso il mazzo di carte che c'era dentro la spremi-agrumi (che tanto al bar di Cosimo la spremuta non la chiedeva mai nessuno e allora lui aveva brevettato una modifica della macchinetta in modo da usarla per mischiare le carte: te al posto delle arance ci mettevi il mazzo e lei invece della bevanda ti restituiva quattro mazzetti da dieci pronti per il tressètte) e ha cominciato a contarle, così, come antistress. Poi ha calato il suo asso nella manica:

  • Ho capito, però prima mi deve rispondere a un indovinello.

Il tizio si è accasciato sul bancone e ha rantolato un impercettibile:

  • E sentiamolo, questo indovinello, giusto perché sto morendo di sete e il Bacardi Breezer al pompelmo rosa non è poi così facile da trovare.
  • Non si può.
  • Come "non si può"? Cosa "non si può"?
  • Sapere l'indovinello.
  • Ma se ha appena… oh, insomma, e perché?
  • Non si può sapere perché è un segreto.
  • Ma scusi, se la mette così sarei curioso di vedere che incasso della miseria fa a fine giornata: la vende almeno qualcosa?

Cerini ha aperto e poi subito richiuso il cassetto della cassa, giusto per fargli fare qual "tlin! che gli piace tanto (non è dimostrabile, almeno per ora, visto che su Lamuella son sempre all'età della pietra, ma secondo me quel suono lì, quel suono ci piacerebbe anche agli uccelli pikka: sentirlo, credo che si girerebbero, gli uccelli pikka, ma mica spaventati come quando cadon le foglie secche o l'alba fa capolino dietro la sagoma del vicino pianeta Vastyyr, no, sentire quel rumorino lì secondo me gli uccelli pikka si avvicinerebbero, e poi farebbero "rak", o "hrk" o forse "kur") e poi ci ha detto:

  • Io non vendo, caro mio, semmai regalo. Se mi va, regalo.

L'altro ha sgranato gli occhi con le poche forze che gli rimanevano, ha raccolto da terra la sua ventiquattrore e ha sbraitato senza troppa convinzione:

  • Caro mio lo dirai a tua sorella, ma questo cavolo di Bacardi me lo dai o no?
  • Dipende.
  • Ma dipende da cosa, cazzo di Buddha?!

Buddha sarebbe una statua obesa vissuta in India tra il 560 e il 483 avanti Cristo.

  • Dalla sua capacità di mantenere un segreto.

Io allora mi son messo a ridere, anche se obiettivamente nei titoli del baseball della Gazzetta non c'era niente di divertente, mentre quello, finalmente, ha girato il culo, ha sbattuto la porta, ha bestemmiato tutti i santi del Paradiso da San Calimerio in poi in ordine più o meno alfabetico, ha sgommato con la macchina, si è preso tutto un rosario di accidenti da Pugacev e poi chissà, forse è andato all'Esselunga (Pugacev è il cane di Bertolini, uno che è stato anche in Russia durante la seconda guerra mondiale — il cane, non Bertolini — e a quelli che mi fanno notare che il cane di Bertolini vabbè che è vecchio, ma c'avrà sì e no tredici anni, io ci dico che son degli ignoranti, che lo sanno tutti che tredici anni dei nostri son per i cani ottantacinque e infatti lui nel '45 c'aveva ventidue anni più o meno, abile e arruolabile quindi).

Cerini allora è tornato al tavolo, ha girato la Gazzetta nella sua direzione, ha cercato la pagina del ciclismo, poi ha finito d'un sorso il Fernèt e mi ha detto sovrappensiero:

  • Chissà dov'è andato.
  • All'Esselunga, mi sa.

Ci ho fatto io, e poi ho aggiunto, giusto per rimanere in tema:

  • O forse è un segreto pure quello, però uno di quei segreti che non ce ne frega mica nulla.

Cerini mi ha guardato un attimo:

Se non te ne frega nulla, allora non è un segreto.

Poi si è alzato, mi ha lasciato sul palmo della mano una bottiglietta di Bacardi Breezer al pompelmo rosa che Dio sa solo da dove l'ha fatta comparire ed è andato verso la sala biliardi.

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