L'omino che voleva la luna

L'omino che voleva la luna

La teoria della relatività ai tempi dei telefilm anni '80: un piccolo mattoncino per un omino, quaranta miliardi di piccoli mattoncini per l'umanità.

15 Ottobre 2012

L'omino rosso che era alla guida della mia astronave una volta mi ha confessato che aveva iniziato a far quel mestiere — l'autista di astronavi dico — ispirato dalle imprese di Armstrong.

No, non quel negro obeso che suonava la tromba da Dio, e nemmeno quel ciclista drogato che scalava il Galibier come fosse la salita di Giaccherino, quella per andar su al convento dei Cappuccini che ora ci han fatto un resort con la SPA e le massaggiatrici che accentan anche gli extra (non so se ci siamo spiegati). No, Armstrong quello vestito come l'omino Michelin che di mestiere andava in giro a piantar bandiere americane sui pianeti stranieri. Con una certa predilezione per i satelliti.

L'omino bianco

Neil Alden Armstrong, se fosse stato un omino come l'omino rosso che era alla guida della mia astronave, sarebbe stato un omino bianco alla guida dell'astronave di qualcun altro. L'astronave di Richard Milhous Nixon, per la precisione, presidente degli Stati Uniti dal 1969 al 1974. Un omino bianco, sarebbe stato, e, come l'omino rosso che era alla guida della mia astronave, avrebbe avuto una bella faccia gialla eternamente felice. Perché era uno che ci piaceva il suo mestiere, a Neil Armstrong, e lo faceva sempre col sorriso sulle labbra. Una fortuna mica da poco. Si metteva su gli scarponi e lo zaino grosso, scendeva le scale dell'astronave di nonno Nixon, piantava la bandierina, faceva due passi giusto per lasciar qualche impronta sulla sabbietta extraterrestre e poi risaliva a bordo per tornarsene a casa. Son soddisfazioni.

Comunque. Neil Armstrong fece la sua comparsa in casa mia il 21 Luglio del 1989.

Dice come fai a ricordartelo. Come vuoi che faccia: ho guardato su Wikipedia e ho fatto un paio di conti, per la precisione 1969+20=1989. Mi son laureato in ingegneria mica per nulla.

Colazione sulla Luna

Sì, perché io il 21 Luglio del 1989 stavo facendo colazione con le fette biscottate del Mulino Bianco, la marmellata ai fichi di mia nonna, e i Kellog's Rice Crispies. Alla mia sinistra, seduto per terra, c'era Ralf, il mio cane, che aspettava sbavando il suo turno. Lui faceva colazione con Ciappi Soupe al coniglio, carote e gelatina: uno schifo che non potete capire. Il Ciappi Soupe col caffellatte, dico. Alla mia destra, atterrato sul tavolo di cucina, c'era invece l'omino rosso, alla guida della mia astronave, che con la sua motoretta senza ruote, stava esplorando il centrino ricamato all'uncinetto da mia mamma. Lui non faceva colazione, perché si sa: è rigidissima la dieta per le missioni spaziali.

Non essendo il 1989 inoltre né l'anno dei Mondiali né quello degli Europei, mio zio Angelo era a casa sua, a una distanza di sicurezza calcolata approssimativamente intorno alla quindicina di chilometri e quindi praticamente innocuo, il che rendeva quella mattina d'estate decisamente più rilassata.

Dice, e Armstrong? Aspetta un attimo, ora arriva anche Armstrong.

Neil Armstrong fece irruzione a metà della nostra colazione dentro al televisore Grundig, quello appoggiato sopra il frigorifero, che io ci ero affezionato perché era piccolo ma faceva sempre bene il suo sporco lavoro: ci guardavo ogni giorno Holly & Benji, Lupin, Sampei, A-Team, MacGyver e Magnum P.I. e non aveva mai perso un colpo.

Il 21 Luglio del 1989, all'ora di colazione di uno che ha appena finito le elementari ed è in vacanza (tipo non prima delle dieci e mezza quindi), dentro il televisore Grundig 19 pollici ma anche meno, sul canale numero tre del telecomando, però non c'erano né Holly & Benji, né l'A-Team, né Sampei, né Magum P.I. e nemmeno MacGyver, lui che era sempre in mezzo ai maroni e davan le repliche anche cinque volte in 24 ore: c'erano piuttosto dei filmati in bianco e nero, che non si vedevan molto bene ma avevan comunque il loro fascino retrò, rivendicati, tramite apposita scritta sovraimpressa in basso a sinistra, da una sospetta associazione massonica, l'Istituto Luce. Tipo Scientology, ma meno ridicola.

Io li vedevo spesso quei filmati lì, che dopotutto ero un appassionato di pellicole sporche, immagini graffiate e rullini bruciati in maniera deliziosamente vintage già molto prima che inventassero i filtri di Instagram. In genere erano riprese esteticamente un po' fascistelle, di inizio secolo o del primo dopoguerra: si vedevano Mussolini e Hitler, oppure De Gasperi e Berlinguer, che si muovevano leggermente a scatti dietro il commento impostato di un cronista dell'epoca che sicuramente non aveva studiato alla scuola degli anchorman di SKY TG24.

Il 21 Luglio del 1989 però non era un giorno normale, un giorno come tutti gli altri che puoi permetterti di mandare in onda a muzzo un Galeazzo Ciano o un Saragat qualsiasi. Il 21 Luglio del 1989 era il ventennale dell'allunaggio (questo tra l'altro era il motivo per cui l'omino rosso alla guida della mia astronave era atterrato in via del tutto eccezionale sul tavolo di cucina invece che rimanere di là sul comodino in camera mia come tutte le altre mattine a far compagnia al camion dei pompieri, quello con la scala allungabile, le sirene e tutto il resto) e quindi sul canale tre del telecomando Grundig originale, rigorosamente protetto dal guscio TV Meliconi, stavan passando le immagini del modulo lunare dell'Apollo 11 che era a un passo dall'appoggiare le sue zampine metalliche sul suolo polveroso del nostro amato satellite. Satellite che era riuscito miracolosamente a raggiungere senza perdersi nemmeno una volta, nonostante nessuno degli omini bianchi alla sua guida fosse in possesso di un TomTom, che infatti avrebbe fatto la sua comparsa su questo pianeta trent'anni dopo. Anno più, anno meno.

La telecronaca di due decadi prima invece, vista col senno di poi, fu semplicemente esilarante: Tito Stagno con i suoi occhiali grossi da pentapartito, che successivamente sarebbero diventati un'icona dei designer alternativi del nuovo millennio, che litiga con l'altro giornalista e, pur di dire per primo «Ha toccato!», dà l'annuncio quasi un minuto in anticipo rispetto a quando il buon Neil poggia effettivamente, a dispetto della poca gravità, il piedone sulla Luna.

E niente. Armstrong fece quello che sapeva fare: venne giù dalla scaletta con malcelata difficoltà, piantò il vessillo stelle e strisce senza indecisioni come faceva mio papà con l'ombrellone sulla spiaggia a Follonica, si sgranchì le gambe gonfie della tuta cercando di respirare il meno possibile per non appannare il vetro del casco da palombaro che aveva in testa e disse due puttanate telegeniche buone per i posteri.

Ma per noi tre (io, Ralf e l'omino rosso che era alla guida della mia astronave) fu comunque un evento, anche con venti anni di ritardo: una roba da rimanere con la bocca aperta e la fetta con la marmellata in mano a mezz'aria, con un filo di bava sospeso tra i denti e la ciotola, con la motoretta ancora accesa e un sorriso ebete sulla faccia gialla.

LEGO Classic Space 6842 Shuttle Craft

Poi

Poi è andata che nel frattempo di anni ne son passati quaranta, e le stesse immagini le abbian riviste insieme al nuovo cane (che si chiama Mirò e fa colazione con lo stinco di maiale crudo e i cantuccini di Prato, ma senza vinsanto, grazie al cielo) sul canale due del nuovo LCD Samsung a schermo strapiatto preso in offerta da MediaWorld, raccontate da Giovanni Minoli dentro il suo studio modernissimo de La Storia Siamo Noi, quello così modernissimo che i cameraman non ci capiscono una sega e quindi vanno a sbattere con la steadycam sui vari monitor sparpagliati senza criterio in mezzo alla stanza e allora poi ne vengon fuori delle riprese un po' così, ma che fan molto televisione d'avanguardia.

Poi è andata che Neil Armstrong è diventato vecchio, nonostante quella storia che ci raccontavano al liceo per farci capire la teoria della relatività: quella del tizio che viaggiava alla velocità della luce e per lui il tempo passava più lentamente che per gli altri, così quando poi tornava a casa tutti eran diventati dei pensionati bacucchi che giocavano a tressètte alla Casa del Popolo, mentre lui era rimasto un ragazzone robusto che voleva andare a ballare la drum'n'bass al Link fino alle cinque di mattina.

Poi è andata che Neil Armstrong è addirittura morto. Pareva impossibile, ma invece è successo meno di un paio di mesi fa, in pieno esodo estivo, con la benzina a quasi due euro al litro.

Nipotismi

E allora io ho pensato chissà quanto costerebbe oggi, andar sulla Luna. Di carburante, dico: anche approfittando degli sconti dell'ENI nel weekend, mi sa che sarebbero dei bei soldi. E poi ho pensato all'omino rosso che era alla guida della mia astronave. Ho pensato chissà se lassù in soffitta è venuto comunque a conoscenza della triste notizia. Spero di no, non so se la reggerebbe: anche lui c'ha una certa età, ormai. E poi ho pensato al nipote di Neil Armstrong, o forse al figlio del nipote di Neil Armstrong. Come di dice? Bisnipote? Via, non si può sentire, "bisnipote".

Chissà se gioca coi LEGO, il figlio del nipote di Neil Armstrong, o se già sta fisso su internet a scaricar i video di Sasha Grey. Secondo me sì. Secondo me ci gioca, coi LEGO, il figlio del nipote di Neil Armstrong: ho fatto un altro paio di conti e mi sa che ancora è un po' prestino per i video di Sasha Grey.

E poi ho pensato chissà se lo sa, il figlio del nipote di Neil Armstrong, che per andar da qui alla Luna basta mettere in fila tipo quaranta miliardi di mattoncini. Uno più, uno meno.

  • Cosa stai facendo?
  • Costruisco una scala per andare a trovare il nonno.

Una roba impegnativa.

Ma magari il figlio del nipote di Neil Armstrong ha deciso che val la pena provarci: un paio d'orette tutte le sere, dopo cena. Che vuoi che sia, basta giusto quel po' di pazienza. Dopotutto, alla fine è un gioco, e giocando il tempo passa in fretta. E lo spazio, anche quello, in tutti i sensi, è ormai un concetto relativo.

Note a margine
Questa storia era stata originariamente raccontata in esclusiva per legolovers.com ed è comparsa per la prima volta sull'omonimo sito, che poi è stato eliminato dall'internet per motivi a oggi non del tutto chiariti: le indagini sono ancora in corso, ma si sospettano forti pressioni da parte della lobby dei giocattoli. La riportiamo anche qui per questioni di vanagloria, completezza e perché Spineless è come il maiale: non si butta via nulla. Ma soprattutto per non dimenticare, a perenne memoria di un piccolo passo per un omino e di un salto gigantesco per l'umanità.
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