2+2=5

2+2=5

La morte di Splinder e la fine di un'era. La glaciazione del web e la ristrutturazione della blogsfera: autocommiserazione in vetrina e strategie di sopravvivenza sull'internet.

31 Gennaio 2012

C'era una volta. Un re. «Ah bè, sì bè», diranno i fan di Jannacci. Jannacci Enzo, che era uno che di mestiere faceva il dottore, ma preferiva dire in giro che faceva il cantante. Che "dottor Jannacci Enzo", a Enzo Janacci, ci pareva veramente troppo seria, come cosa, e fin si vergognava.

Comunque, no, non c'era nessun re, una volta. O meglio, una volta c'erano un sacco di re, ma ora volevo parlare di una volta più recente di quella volta che c'erano un sacco di re. Questa volta qui di re ce n'eran rimasti pochi, che oggi ci sono i premier. Fa più fico, dire "premier": non van più di moda, i re.

E allora chi c'era una volta, quella volta lì che dico io? «Un pezzo di legno», diranno i miei piccoli lettori che l'età media sarà trent'anni (ammesso che ne sian rimasti) ma non si finisce mai di crescere, come disse il naso di Pinocchio (giusto per rimanere in tema).

No, comunque no. Non c'eran nemmeno pezzi di legno, quella volta lì, che i pezzi di legno eran finiti: li aveva presi tutti l'IKEA. L'IKEA è una setta religiosa con sede in Svezia e filiali in tutta Europa vicino ai caselli dell'autostrada: soddisfa i tuoi bisogni a patto che tu non faccia domande sui nomi strani che dà alle cose. Così va la vita, anzi, così van le viti, se parliamo dell'IKEA.

Ma non parliamo dell'IKEA: torniamo a noi.

Noi che c'era una volta un blog

Sì, un blog.

2+2=5 (così va la vita) si chiamava: una roba che sembrava un'operazione matematica e invece era un blog. Un blog anni '90 era, 2+2=5, piombato spaurito nel 2006 (era il 2006 quella volta là) per sbaglio, o meglio: per necessità. Perché negli anni '90 i blog non c'erano mica. C'erano i Pearl Jam, i Pavement, le camicie di flanella a quadrettoni e le Dr. Martens, negli anni '90 che dico io, mica i blog. Grazie a Dio.

Ecco, Dio era uno che capitava, ogni tanto, a dir la sua su 2+2=5. Un tipo simpatico, sul serio. Perché c'era un bel giro, intorno a 2+2=5 in quegli anni d'oro di una volta, tantissima gente (quattro gatti per la questura), giuro.

C'erano io, te e me stesso, che si formava una gran coppia, noi tre. C'erano lei e lui, che facevan davvero ridere. C'era lo Zingarelli, che era uno pedante, come un vocabolario. C'era Søren Aabye Kierkegaard, uno veramente triste, uno che il suo motto era "ora basta ridere", stando a fonti assolutamente attendibili e a lui vicine. C'era Max Weber, uno fissato con la rivoluzione borghese del diociottesimo secolo.

E poi Cerini, un fumatore passivo molto accanito. E il nonno di Baldazzi con i favolosi anni '60. E poi Arsenio, Girolamo, Miranda, Lanzavecchia, Martinelli, Chiaramonti, Bartolomeo, Marta, Marchino, Bartolozzi, Dario, Pino, Nunzio, la Mara, Pino, Cosimo, Patrizio, Gino, Irene, Nico e Cristina. E tanti tanti altri utenti anonimi.

Che tempi, una volta.
Quando 2+2=5 era una roba rossa, bianca, e nera. Come Sin City, ma disegnata peggio.

Un blog da diventar scemi

Era una roba piena di link, 2+2=5, così piena di link da diventarci scemi. I link son posti che portano in un altro posto. Come le falle spazio-temporali, ma meno ridicoli. Come i pensieri, ma meno illusori. Come i treni, ma meno in ritardo, direbbe Polly.

Polly era una che ne sapeva a pacchi, Polly. Cioè, lo è ancora. Chissà dove.

Insomma sì, c'eran così tanti link in 2+2=5 da diventar scemi. Infatti uno, alla fine del 2007, è diventato scemo per davvero, che era mica un modo di dire, il "diventar scemi" di cui sopra. Uno, mi pare si chiamasse Giacomo, ma non importa, il 12 Dicembre del 2007, era lì che leggeva un post di 2+2=5 e diventò scemo tutto all'improvviso. Così. Cioè, poi c'è chi dice (ma forse è solo invidia) che in realtà un po' scemo lo era già prima, però lo nascondeva bene. Comunque, una storia triste. Un po' come quelli che si suicidavano, anni fa — tipo negli anni '90 quando i blog ancora non c'eran mica — dopo aver ascoltato Marilyn Manson. Ma lì son gusti, direbbe mio nonno.

Già, mio nonno era un altro che se ne parlava spesso, su 2+2=5, che anche mio nonno era uno che ne sapeva a pacchi. Cioè, lo è ancora, giuro.

Un posto su Splinder

Dice, ma di cosa parlava 2+2=5? Eh, par mica facile dir di che parlava 2+2=5.

Di musica, in parte (tipo che ci potevi scaricare un botto di playlist fatte su misura, su 2+2=5, sfacciatamente in barba alla legge sul copyright), ma in maniera strana. Quello che è certo è che 2+2=5 aveva qualcosa a che fare con i Radiohead, anche non si è mai capito cosa. C'è chi dice che era un qualcosa chiamato amore, ma son le solite fighette sentimentali. La verità è che 2+2=5 era un calcolo sbagliato che dava il risultato giusto. Come nella vita, ma meno doloroso.

2+2=5 c'aveva un indirizzo. Era residente si poteva dire, o almeno domiciliato (e mi volevo scusar subito per questo gergo da verbale dei carabinieri, che io non volevo che la gente pensava che questo era un posto dove si parlava come nei verbali dei carabinieri, no ci mancherebbe) sull'internet. Nel senso che lo si poteva trovare scrivendo su Internet Explorer (erano i tempi che Internet Explorer campava sul monopolio dell'assenza di concorrenti e ancora non era stato bullizzato da quei browser moderni venuti fuori poi dopo) http://2and2.splinder.com, che era un posto su Splinder. Ora ci clicchi ed è stato tutto confiscato dalla cricca di IoBloggo, che ha pure sospeso il servizio. Non si può sentire, IoBloggo: pare una bestemmia, Cristo santo.

Splinder era quell'offesa all'HTML, ai modem e ai database che ci ha cambiato il pannolino a tutti, noi che ci s'aveva un blog in quei cazzo di anni zero, e quindi, anche se faceva schifo ai maiali, bisogna ringraziarlo comunque, che andar in giro con il pannolino pulito, da piccoli, mica c'è da lamentarsi. Splinder, come disse uno di Castelfiorentino che ora non mi ricordo il nome, era un posto che:

Non puoi essere contemporanemente intelligente, soddisfatto e su Splinder — massimo due delle tre cose contemporaneamente.

Che era una roba sottile questa qua (a chi non l'aveva capita poi ci facevo un disegno), che a me mi era sempre piaciuta un sacco e che secondo me descriveva perfettamente cosa era Splinder. Splinder era una di quelle cose stanche, arrugginite e affaticate che non ce l'hanno fatta a stare al passo coi tempi. Con tutto quel fascino lì delle cose che i tempi, loro, non ce l'avevan fatta a starci al passo. E allora si erano accasciate al bordo della strada e lì eran rimaste a lasciarsi arrugginire, senza la forza né di andare a avanti né di tornare indietro.

Io pensavo che non era poi un brutto modo di morire, quello lì. Ammesso che esista, un modo di morire che non è brutto.

Morte e resurrezione

Ma comunque.
Splinder l'hanno trovato morto il 31 gennaio del 2012, lì a bordo strada, come avevan detto i Maya, con tutti i suoi post sparsi intorno che sbatacchiavano i link sull'asfalto come pesci fuor d'acqua.

E niente.
Così è finita che io ho preso il mio di blog, e l'ho portato qua.

Il mio sarebbe 2+2=5, se non s'era capito.

Non credo che sarà più lo stesso, qua. Sarà una roba diversa: con meno rosso, meno bianco e un po' più nero, perché c'è crisi. Una roba meno frequente, aritmica, un po' trascurata, perché quel filo di barba incolta con le donne ti fa far sempre la tua porca figura. Con meno link, quello di sicuro, che non voglio mica che un altro poi mi diventa scemo all'improvviso e passo dei guai con la giustizia. La giustizia è una cosa che esiste solo per i poveracci, e io son poveraccio: sono a rischio, diciamo, con la giustizia del giorno d'oggi.

Ci sarà Dio, ci sarà mio nonno, l'utente anonimo, nel nuovo 2+2=5. Magari si faranno vivi (in senso lato, s'intende) pure Søren Aabye Kierkegaard e Max Weber. Forse tornerà Polly, cara te, chi lo sa. Sicuramente ci saranno sempre i Radiohead, perché così va la vita. E, per usare le parole con cui Jonny Richard Guy Greenwood chiuse la bocca a sua madre che insisteva perché mettesse in secondo piano la band per finire di laurearsi (almeno stando a quanto scritto nei vangeli apocrifi ritrovati nella cripta della cattedrale di Oxford):

Una vita senza Radiohead non è una vita: è un lavoro.

Vedremo.
Già, vedremo. Come disse quello che portava gli occhiali da sole anche di notte (no, non Ray Charles — quell'altro).

Ecco, proprio lì: era proprio a quella questione lì del vedersi che volevo arrivare. Perché ci volevo dire, a chi passa di qua, che magari ci eravamo già visti. Sì, alla fine, come al solito, tutto questo ambaradan di parole era solo per dire che, caro mio, se tra un Facebook, un Instagram e un Twitter per sbaglio capiti da queste parti e ritrovi una parola, uno scherzo, un'atmosfera che ti fa ricordare di esserci già stato, di là su Splinder, fai un fischio, un cenno con la mano, oppure lascia un post-it sul frigo.

Sarà bello ritrovarsi. Piano.
Come i vecchi, cinquant'anni dopo, al supermercato d'estate.

Note a margine
Random Talks of Senseless Confidence contiene alcuni post recuperati dall'originale e dalle successive incarnazioni di 2+2=5. In suo onore, sono tornati i colori principali: rosso, bianco e nero. È cambiato il sottotitolo, o almeno il suo tempo verbale. Perché la vita è ormai bell'e che andata, e tocca iniziare a guardarsi indietro, piuttosto che avanti.
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